TENIMENTO DI UNA VOLTA:
“I mietituri”

Nel territorio comunale di Caccuri la località denominata Tenimento di proprietà fino a qualche decennio fa della famiglia Covelli di Cotronei, è testimone di tantissimi fatti di vita dura e sacrificata di gente che in questo territorio, nonostante le continue avversità, era impegnato alla ricerca di un futuro migliore. E la vita da eterno affittuario, da indiscusso sfruttato, è cambiata quando, verso la fine degli anni ’70. i contadini caccuresi decisero di riscattare le “loro” terre acquistandole. Questo territorio veniva utilizzato sin dai primi anni del 900 ad uso seminativo e durante l’estate come pascolo. Rappresentava forse l’unica risorsa per la gente del posto che lo coltivava con passione e duro lavoro. Nel mese di giugno, a partire dal 20, iniziava la raccolta dei cereali che durava per circa un mese. Si iniziava con i “faverielli”, orzo, avena, grano e si terminava con i ceci. Le qualità di grano che venivano seminate erano il “cappello” e il “pugliese” per il grano duro, la “cigna” per il grano tenero. Cominciava così per molte persone un periodo faticoso ma anche di speranza. Una raccolta copiosa significava avere di che mangiare per diverso tempo. Gli uomini che mietevano il grano i “metituri” erano muniti di particolari strumenti. Oltre alla fatidica falce avevano “a mantera” un indumento di pelle e a volte anche di tela ruvida che andava dal collo fino alle ginocchia, “u frazzale” una manica pure di pelle che serviva a proteggere il gomito quando legavano “ u iermitu”. Le dita della mano che afferravano il frumento erano protette da quattro “cannelli” tubi cilindrici ottenuti dalla canna. La testa era riparata dai raggi del sole da un grande cappello “ a pagliera”. Dalle prime ore di mattina fino al tramonto, con la sola interruzione del pranzo, mietevano, sotto il cocente sole, con ritmo continuo. Ogni falciata un “ iermitu”, quattro di essi formavano un fascio di spighe “ a gregna”, tanti fasci costituivano il covone “ u cavagliune”. Qualche volta succedeva che alcuni metituri davano vita a delle vere e proprie gare. Vinceva chi riusciva a mietere in meno tempo più fasci. Da quanto abbiamo saputo i più bravi erano Loria Rosario “ u machinante”, Cozza Michele, Loria Pasquale ( u barune) e Guzzo Michele che poi emigrò in America. Questi riuscivano a mietere anche 200 gregne. Naturalmente i “metituri” mentre falciavano il frumento, letteralmente bagnati dal sudore, tra un “iermitu” e l’altro cantavano brani folcloristici per rendere meno duro il loro lavoro. Cantavano “ gira cumpagnu ca pigliamu la quaglia, si la pigliamu ci facimu la festa. Ni la mangiamu cu tutte le pinne, tu te mangi a cura cu le pinne, iu mi mangiu u piettu cu le pinne” e ancora “ patrone si vu metere lu granu vatinne a S. Giovanni a pigliare vinu, ca u vinu è fattu pe’ li metituri e l’acqua pe’ le spigolare” . Quando terminava le mietitura iniziava il trasporto dei covoni all’area. Questa era uno spazio circolare creato in una zona esposta al vento. Per il trasporto, difficile e pericoloso, si usavano i buoi che tiravano un carro “ u carragregne” carico di fasci di spighe. I fasci sull’area venivano disposti a forma di casa “ a timugna” Sull’area, dopo aver fatto circolare per qualche ora sui fasci, tirando una grossa pietra, un animale che poteva essere un bue, un asino, un cavallo, avveniva la separazione del grano dalla paglia. Questa operazione era complessa e andava eseguita con maestria e pazienza. Con una pala di legno si prendeva la paglia sminuzzata assieme al grano e quando tirava un po’ di vento si lanciava in alto. Ricadendo sul suolo la paglia, più leggera veniva trasportata dal vento fuori dall’area, mentre il grano cadeva nell’area. Il grano veniva messo nei sacchi che poi a casa venivano svuotati nei “ casciuni” grandi contenitori di legno. La paglia invece si metteva nei “rituni” sacchi a maglia, per essere portata nelle stalle. La paglia veniva usata anche per riempire i “ saccuni” i materazzi di allora del letto. Solo verso gli anni 50, con l’arrivo della prima trebbia, quella dei fratelli Lopez di S. Giovanni in Fiore, diminuiva la fatica dei contadini che non dovevano più “pisare” separazione del grano dalla paglia. Per spostarsi da una zona all’altra del Tenimento, la trebbia veniva tirata dai buoi con enormi disagi a causa della mancanza di strade. A raccolta terminata, nel paese rientravano più di 60 quintali di cereali. Oggi i cereali coltivati sono il grano, l’orzo in pochi ettari. Il Tenimento è ricoperto di vigneti, oliveti e ortaggi ed ogni zona è raggiungibile percorrendo le tre importanti strade interpoderali che sono state costruite durante l’amministrazione Lacaria e Durante.. Ci sono pure alcune fattorie dove si possono trovare formaggi freschi e genuini. Il Tenimento, con la Forestella, è stato in passato un sostegno economico vitale per il comune di Caccuri. un sostegno che continua ancora oggi a rivelarsi l’alternativa più concreta alla mancanza di lavoro.

 

 

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