In questi giorni, sempre più, l’opinione pubblica discute sull’avvenire della Scuola primaria di S. Rania. Discussioni che nascono da voci che si sentono. Si potrebbe pensare per rassicurarsi che sono solo dicerie. Ma in questo caso non è così.  C’è in ogni espressione sentita una fonte di verità. E questa consapevolezza crea una sorte di presa di posizione  nei confronti di chi agisce in modo unilaterale. Perché non si vuole ascoltare? Perché non si tiene conto delle varie alternative che sono proposte da persone competenti?  Qual è lo scopo? Perché gli alunni non possono continuare a frequentare la Scuola a S. Rania utilizzando le stanze del seme interrato?  Bastano piccoli interventi per rendere indipendente i due piani. Con una transenna si possono creare due entrate, una per gli addetti ai lavori e un’altra  per gli alunni. In questo modo verrebbe garantita la sicurezza necessaria a salvaguardare l’incolumità degli alunni.  Non è possibile!! D’accordo. Allora, primo: non devono essere le mamme ad accompagnare i figli a scuola, secondo: il Comune deve farsi carico del trasporto, terzo:  i bambini devono essere inseriti nelle classi corrispondenti evitando di formare una sorta di ghetto. Ci sono queste garanzie? Sì o no. Una cosa è certa che si vuole privare S. Rania dell’unico servizio pubblico obbligatorio esistente. Vuol dire che i nomi di queste persone verranno inseriti negli annali storici del paese per essere ricordati in futuro come i fautori della chiusura della scuola. 

 

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