Molti anni fa, nel territorio di un piccolo paese collinare, un uomo possedeva un agro di oltre un migliaio di ettari. Oltre la metà era costituita da un fitto e alberato bosco. La restante superficie invece era ricca di alberi da frutta principalmente castagni. Viveva da solo in un casolare sito in una delle zone pianeggianti del podere. Aveva avuto in eredità quel terreno dal nonno che lo ha preferito ad altri nipoti solo perché si chiamava come lui. Non era né un agricoltore né un allevatore di bestiame. Non sapeva come sfruttare al meglio quel terreno. Un giorno, un astuto signore, suo paesano, andò a trovarlo. Il possedente che era buono, generoso e credulone, in poche parole un fessacchiotto, lo ricevette con tutta l’accoglienza possibile. Il suo compaesano gli chiese se potesse dargli il suo podere in affitto perché voleva utilizzarlo come pascolo. In cambio il furbo signore gli offrì una ridicola somma di denaro. Il semplicione possedente accettò la proposta. Anche perché non sapeva come meglio sfruttarlo e neanche minimamente pensò di coinvolgere i suoi numerosi parenti nella coltivazione di quel fertile terreno. Gli anni passarono. Lui scomparve. E quel podere divenne, in modo illegittimo, proprietà dei discendenti di quel furbo signore. A nulla sono valse le numerose denunce che alcuni parenti di quel fessacchiotto hanno prodotto nei confronti dei nuovi approfittatori